[invisibile come la notte]

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come una rosa barocca resto sola e ferma/
fra le parole e i tocchi di un desiderio irrisolto

contiene assenza il mio corpo folle /
contiene follia il mio cuore assente /

divampo insonne fra le mani e le pupille
e della stessa fiamma rossa mi accendo

sparsa come il fuoco /
invisibile come la notte [.sono.]

©Runa

La Consapevolezza Del Cadere

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con un filo di voce riuscii a dirtelo
con il buio sulle labbra e senza colpe negli occhi

ogni giorno passato è stato mangiato dalle attese a piena bocca
ogni singolo istante cucito sui polsi a tenermi stretto il fluire del sangue

da allora non sò più scappare
ma mi lascio attraversare senza sosta dalle tue ombre
sciolte rime di pelle raggrumate sul guscio del tuo volere
come un ‘essenziale necessità fatta di frattaglie d’ossa liquide
incorporate fin oltre lo strato di derma e fuoco

con un filo di voce riuscii a farmi sentire
con il buio delle labbra a tossire parole

con la stessa misura del cuore cantai come si può essere schiavo d’amore
rinnegando il sole sul nascere
e dissetandosi della luna
come un pozzo in quei notturni dalle ore sempre accese
rendendo indelebile la consapevolezza del cadere

©Runa

[pen]Ombra

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Sonnacchiosa è la mia [pen]ombra 
fra le mura aperte di un finto abitare
che [co]esiste fra il dormi_veglia dell’anima
e mi trasporta lungo tutta la notte
troppo breve se vuole
per la mia immagine distesa
 
__e intanto ansimo
di quel segreto che mi assorbe 
e si distende come aria e polvere
sulla schiena impotente 
alla perdita del tuo abbraccio
 
©Runa

 

Troppo Vuoto Lo Spazio Della Notte

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Irrisolti risvolti d’iridescente letto
assonante di vuoti e fiammeggianti turbinii
Si attraversano gli occhi
nel nero dell’assenso
nelle tentazioni di un bianco latte
estrapolato dalle ossa
e condotto fino all’esalazione di un ultimo nervo
sgranato dal bagno doloso
di un imperscrutabile luogo
vivido e liquido / mai assolto
C’è troppo spazio in questo vuoto /
Mi disadorna il candore immemore
di una dimora che mi fu cara
sospesa e spinta nelle inarcature
dei fiati soffiati
fin dentro le parole che furono di paglia
Duna di gesso è il profilo sottratto ora alla notte
e nel divincolarsi dell’aria
con forza si esporta il grido del petto
©Runa