.l’ordine delle cose.

L’ordine delle cose fra gli spazi che non trovano protezione .
L’ordine dei contraccolpi emozionali che si fanno strumento per un canto che parte dal pianto e prosegue nella parola che come il nulla trova in se stesso l’unico rimedio .
L’ordine delle cose è una diga aperta sulle memorie , una preghiera senza altare , una prigione astuta per un’anima traditrice .
Finché avrò per la mia anima un banchetto di meraviglie , resterò astuta e traditrice , un ordine mancato fra tutte le cose terrene e non avrò bisogno di nessun rimedio per la fame né un contraccolpo per l’esigenza emozionale che mi terrà ancora in vita con una preghiera che grida al rogo sul suo altare mancato .

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trasudo di ogni vita che ho vissuto
il sangue è un grumo che mi divide in due
sono figlia e poi madre
una circostanza marchiata a fuoco
sulla pelle viva
addestrata ad esserlo
nonostante io mi senta messa qui
a caso , sotto un cielo di carne
che non sgombera le nuvole d’odio e dolore
che mi hanno bagnato di morte
più che di pioggia .

e fra i venti e le peonie
includerò ciò che manca ad un esistenza stanca
ancora una volta una favola cambiata
ancora una volta un grappolo di gioia mai raccontata

dove sono nata me lo sono sempre chiesto
sono un racconto spiegato a malapena
senza voce , senza esattezza
poichè neanche chi ha scritto di me ricorda più il nome
io sono una figlia mancata troppo in fretta
una madre suddivisa , una razione di sale
su di una ferita che chiede scusa
un niente da dire

la pioggia giunge al cospetto di questo steccato di rose
fra le tracce delle spine allungherò la mia mano
di pena e gioia , incline come a tutte le cose

©Runa

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.versetti maledetti.

la cupola di questa esistenza
annerisce il cielo sotto il quale sono sopravvissuta
_ le memorie rimbombano da un lato all’altro del cuore
senza tregua _senza arrancare oltre l’interiore necessario
di questo esistere vestito da Purgatorio .
trapassata da ogni altro dolore
gli occhi si strizzano di lacrime e sale
_il mio è un pianto che serve al divenire del sangue
nel cedere continuo di un peccato replicato.

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ho un’idea che fora il sacro della materia
una visione nitida _ selvatica
dell’impatto che disgela la forma
concava da ogni cosa appartenuta
abbandonata alla superficie di un ricordo
che non emette dissoluzione
ne avversione
per il suo ritorno alla completa estensione

appartengo ad un’ idea fatta materia
vestita d’animo nero

_senza grumi
con un petto che addestra tormenti
e ne subisce i mutamenti
come un rituale immediato_distillato
nel più puro sangue versato
scrosciante come sonetti maledetti
indottrinati sotto una pelle condannata

©Runa

on air : https://www.youtube.com/watch?v=Rmf0_zRdiq4 

.il danno.

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ritorna in fretta l’ombra accanto alla mia solitudine
in disaccordo armonico con il cuore
_non conto più il battito dispari di questo sentire_
l’intermittenza afona del mio dire
affama il criterio che ho di tolleranza

/io non perdono la mia persona
ne il suono del suo eterno disaccordo
ne lo stridere felice che dalla gola sale
e della bocca ne fa la sua brace
/sono un’insopportabile questione irrisolta
un fiore che legato al suo stelo
non riceve solo piacere
come nell’intimo folgore di un attimo inebriante di dolore

sapevo come soffocare questa mia inquietudine
radendo dalla pelle l’irto tremore
inghiottendo il nubifragio delle mie lacrime di sale
battagliando l’incedere libidinoso
di un volermi sfamare a tutti costi

/ho subito un danno
e come tale di danno sopravvivo
circuita da un inverosimile alternanza di sopravvivenza
fatta di pelle incrostata da svariati sentimenti
sminuiti da un eterno disaccordo
che ritrovo fra le parole e il loro calore
come quando ho voglia di fare l’amore
e ritrovarmi poi in brandelli con accanto il cuore

©Runa

on air : https://youtu.be/E1Cn4L5nAvg

.immobile.

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immobile è questo tempo
mentre / le crepe sul cuore allentano il silenzio
ed io _ scostante ad ogni minimo sentire
inumidisco quest’anima resa randagia dalle assenze

non ho un ritrovo per la solitudine delle parole
forse il vento _ forse la pioggia
che non mi direziona / che non mi condiziona
se non alla terra da cui un tempo fui strappata

immobile è questo tempo
mentre io non guarisco / non regisco
sono come una inopportuna fermentazione della voce
un disegno che si fa rancore fino illusioni a fiotti sugli occhi

non ho riparo da questo vuoto
forse _nel peso della notte saprò tutto della mia forma
saprò / che la speranza è un’attesa continua
di arcobaleni dimenticati e altari in ripide ascese

©Runa

.in diagonale.

 

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mi accosto al c u o r e _dalla parte mancante
rivolgo l’attenzione sul volto e alle sue cicatrici d’a s s e n z a
/ qui il tempo è una linea sottile
un eyeliner interiore che si scioglie nell’andare
/ qui il tempo è un mezzo respiro a b o c c a asciutta
un’immobile sentire che si espone senza volere

ne annuso l’aria _ci resto accanto f e r m a
mentre la notte frena e non mi attraversa
/ qui il tempo è un e q u l i b r i o perso
un gene senza ombra
/ qui il tempo è niente senza il c o n f o r t o della luna
e tutto gocciola come linfa d’ere perdute su muri d’affetto sgranati in filigrana

mi accosto ad un p r e c i p i z i o che mi si mette accanto
mentre l’onda d’urto sul cuore diventa salsedine
/ f u r o r e cieco è ciò che mi ritrovo in petto
brividi d’amianto e a r g i n i d’argento
/ tutto in questo tempo è un lampo improvviso
ed io a briglie sciolte
ne perdo il controllo / allentato in diagonale

©Runa

.la costanza della solitudine.

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è una costanza la solitudine che mi porto addosso
un’ombra fredda che si fonde nella frivolezza delle scelte
sconfinata e bruciante dell’assenza più cupa
mentre dentro si arrampica a morsi
l’alibi dell’attesa
strappata alla sola regola che mi lascia disarmata
/ un assolo di luce cerca di venire al mondo
nell’insistenza infinita della mia pelle fredda
sola in questo dolore postumo che non mi lascia scelta
se non rinunciare e mettere in salvo
quell’unico brivido che mi ricorda che posso ancora essere viva
di un’ultima vita raccolta in controluce

©Runa