.a t t e s a.

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a t t e n d o l’alba di un giorno qualunque
una luce che si fa lama nel fianco
un’uscita da cui riuscire a scappare
da una morte certa che mi abbaglia
nella prima visione di un attimo avvenuto
senza la consapevolezza dell’azzardo
un ritardo nella gestione del volere

a t t e n d o il divenire di un essere
che mi riporti ad essere quell’abbastanza
che gioisce di un avversione propria
che con costanza acceca ancora
la voglia di essere una solitudine completa
faziosa in un alibi che bacia
come fosse la prima volta

a t t e n d o dunque di essere persa
completamente in un abbraccio
che rinuncia alla lotta

©Runa

 

.messa al mondo.

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se avessi resistito
al sussurro della vampa del fuoco

se avessi avuto la facoltà di ignorarne il calore
il silenzio / sarei sopravvissuta
a quella calura che a picco sulla pelle
mi ha segnata il senso di cui sono fatta
da cui sono nata

se avessi avuto il giusto sentore
e avessi rischiato di schiudermi in quel tordo rumore
allora si che sarei riuscita a scivolarmi dentro
in un battito di ciglia sarei naufragata nella mia più audace solitudine
e mi sarei arresa sul filo del tempo
addormentandomi in sogno senza sofferenza
senza risveglio

se avessi resistito
sarei stata messa al mondo dalla vampa calda del fuoco
e non avrei avuto tempo ne furia per sentirmi in questa vita -incerta –

©Runa

. figlia del silenzio.

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Io sto parlando con una persona che non esiste /
Sono in contatto con un’anima glaciale che del suo amore ne ha illuminato il buio /
Io sto vivendo in un corpo che non ha più vita / e respiro di un fiato che è figlio del vuoto_ del silenzio e alla sua naturale forza di resistere_

Ho arruginito per tempo le ossa 
e sono trapassata dalla carne al gambo di un fiore senza cedere
/ ancora il cuore può avere quell’ultimo sussulto come aria carnivora che non solo di sangue si nutre /

©Runa

.notte senza fine.

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non c’è margine di resurrezione
nessuna logica ad ambirne il ritorno
solo una definizione apparente
di tutto ciò che ho lasciato
e che potrebbe essere

/ come un vento a ritroso sulla banchina del tempo
dove la voce attende il suo gorgheggio latente

non c’è margine di resurrezione
come non ci sono dita per le mani
o pensili per i pensieri
solo raggi di una luna che incombe
su una notte senza fine

©Runa

.la consapevolezza dell’odio.

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Vorrei avere la consapevolezza dell’odio /
quell’inconscio sentire
che oscilla fra la ragione e il sentimento .

Senza buonismo .

Essere un veto nero sulle parole da dire /
da dire e da accartocciare
come sapori sanguigni sulla lingua .

Senza approvazione .

Vorrei solo avere la consapevolezza della carenza d’affetto /
e convertire quest’anima sigillata alla notte
nel ripetersi del patimento .

Senza pentimento .

©Runa

 

 

.un conflitto senza nome.

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C’è un conflitto sempre aperto
fra la voce che ne raccoglie condensa
e l’anima che con forza la trattiene a se .

È un continuo esporsi grafico .
Un dettagliato dolore che si oscura nelle sue preghiere più intime .

C’è una continua proiezione di luce
per questo mio lesionato amore
come una malattia che non trova guarigione .

©Runa

 

.un cuore a picco.

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si rifugia sulla linea rossa della ragione
la scomposizione astratta delle idee che si lucida appena

il mio è un furore d’amore
un lampo di cuoio che mi vibra fra le dita
un tatto morente in un turbinio di sale

divampa e poi ghiaccia
l’impronta necessaria a questo mio cuore

un suono che si fa gestazione nel ventre
e che a gomitoli di miele prende forma
di un amore che a picco prosegue nel suo compito

[ verso il dolore ]©Runa

 

.soul snow.

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di neve e carta sono fatta
di trama senza storia [ se non la mia ]
di voglia mai dissolta [ se non la tua ]
di corpo che inciampa distrattamente
in quella tenerezza che distorce l’accadere
nel mentre del filare la ragione
come pittrice mi eseguo
sbocciando folle in piccoli gesti
dimenticando poi il mio nome
ricoprendomi dunque di nuove lune

[il rumore più forte ha lo stesso silenzio di noi] ©Runa

.echo.

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I take out my tongue
and without having the desire to rediscover the taste of the night
I swallow a piece, little by little,
not to forget that I can drown in it
like when I have your hands on your hips
your tongue in your throat,
your fury in the urgency of my madness.

I take out my tongue
and I announce to silence,
attraversandoti
I gently adore you in you, without echo
I let myself be taken, eat, exhausted
because it’s the only way I can get back to me
dying
it’s through you

©Runa

 

.nature of the inviting.

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questa è la mia natura
un sovrapposto di cose
come radici a forma d’acqua
in un corpo esteso che lento / vibra

questa è la mia natura
un filo d’erba addentato
nell’ora dell’ombra più accesa /
un sovrappensiero sul precipizio della ragione
un’idea che imperfetta vaga

questa è la mia natura
un muschio ardente che sopravvive alla memoria
un banco di follia che non tagli netta
se non con il limite del respiro sacro

©Runa

 

 

.nero su nero.

I have multiplied every word / I marked them black on the heart
folding them like the night in the moment before it explodes
and let it be dark skin on my convex body exposed
between you and the broken down ribs /

ho decimato ogni respiro / bianco
intriso di dis.gelo e anima smisurata
con fotogrammi di luna dipartendo altrove
fra scaglie di lingua inchiodate al costato
convulse come vermi
a flagellarmi poi dentro
di una memoria ormai fatta di legno
come un pugnale scarno che elude la vita

I have been pregnant with your every form /
a shelter of water for all your roots
I was shipwrecked and never welcomed to shore
a caterpillar never born with already broken wings
/ I was a fertile womb for your delirium and my umpteenth death / ©Runa