.nodi arsi sotto la pelle.

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Come universi /
intimi noi di un cambiamento che si sovrappone all’autolesionismo del cuore /
repentine fragilità fra il dire e il leccare
con una bocca che riscatta il sapore dell’addio nel necessario amore .
È tangibile quanto contraddittorio questo ardore /
un conflitto continuo nelle attese /
nel desiderio incessante in una proiezione che strappa la tempistica necessaria
_come fa l’aria sul silenzio converso nel dire il tuo nome mancante .
Quanto rovescio sotto i lembi incauti della regione .
Quanto oscuro nell’anima ad esondare il nome del mio padrone .
Siamo universi noi / ingoiati dal tremore di questo spazio .
Siamo fame incessante di lune strappate alla notte /
nodi carnivori _arsi sotto la pelle a sconsacrare il ripudio di un dominio eretico .

©Runa

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.nature of the inviting.

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questa è la mia natura
un sovrapposto di cose
come radici a forma d’acqua
in un corpo esteso che lento / vibra

questa è la mia natura
un filo d’erba addentato
nell’ora dell’ombra più accesa /
un sovrappensiero sul precipizio della ragione
un’idea che imperfetta vaga

questa è la mia natura
un muschio ardente che sopravvive alla memoria
un banco di follia che non tagli netta
se non con il limite del respiro sacro

©Runa

 

 

.p r e l u d e.

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.si distanzia il mio pensiero
.si sorprende della curiosa maliziosità
ingombrante / imbrattante
immobile quanto implodente
come l’aura del tuo corpo
che di sale mi si asciuga addosso

[sorseggio il preludio della conseguenza
con un respiro che reclama la tua voce in gola
e irriga il fiato che si riscopre d’anima indotta
alla carne mai sazia / alla sete mai vinta
ed io qui pronta lusinghiera a nutrire]

.restarò compiaciuta ?
.in ripida discesa e grondante ?
lusingata dal ricordo che imploravi dalla bocca
esondante di gioia
oltre un desiderio che non si affronta
come una stretta che mi intralcia la ragione ?

[fatti telo di pelle e palesa la tua forma
e non aver paura di saziarmi
io sono fatta di ossa e carne / e senza il tuo ambire
io non mi posso nutrire]

©Runa

ph©EvaLagren

.the words that come betrayed.

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not exactly the words that come betrayed
not by a stem flowered you translate into life
not from the brink of your will that resurface

ooze his soul is precious
lay the hard way in life is to break down it
without rules, without hesitation

not exactly out of the mouth that comes a kiss
not by the frivolity of a gesture that you find pleasure
It is not within the boundary of your identity that you can intrude

grab the hottest hours, you strike the sun with your crying
made poison precious facts reverb absinthe
and ascend fair in your most candid madness

©Runa

_VULCANO_

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Acqua / Vento / e non più il freno della forma.
Stantia mi è ora la vita
con lacrima a goccia e respiro che è castigo
sul rovescio di un cammino
che scruta attento lo scatto della fuga
come una danza non fatta che a malapena si calza
smisurata d’assenza e di abbagli di fiato .

Cenere o Creta
a puntellare questo passaggio d’ere
senza parole effimere e crude
nell’ andare e tornare / come in un rovescio di polvere
che sfibra e sdruce tagli succhiati
da una violenza disumana o un orgoglio che inghiotte d’amore .

Non ho più argini sui fianchi
ma solo apnee notturne a caricarmi il ventre.
Non dimentico lo strato di terra che mi si sciogle addosso
negli orli della notte dove
ti cammino ancora addosso e di te prendo vita
lacerata ma mai dimenticata .

©Runa / inedito 2015

.paura. .sete. .fame. e poi

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.paura. .sete. .fame. e poi /
quell’abitudine che dagli occhi si fa spazio
e scala la notte con la sola visione del giorno che le resta
.impavida. di cattiva resa
che si trascina come sabbia
nelle annerite spiagge
di un luogo dalla memoria spenta

__non mi ritrovo più nelle feste degli sguardi degli altri .

.addio. .stretta. .muta. e poi /
via da tutto ciò che mi ha portato al mondo
e mi ha chiamato ” madre ” e ” figlia ”
nella rimessa al trono
di un canto lagnoso senza chiesa
che mi ha tramandato Religiosa
di una Preghiera che non brucia più al cuore

__non sono mai stata quella parte di carne che perdona il suo addio .
©Runa

Di Vita Estinta

s c r i v o di una m o r t e che non è mia
ma che a farlo mi a b b r a c c i a e mi sta v i c i n a
s c r i v o di una necessità che mi a l l a r g a il respiro
e nel farlo percepisco di essere v i v a

cross

si apre sul corpo come ferita di sale
questo vezzo religioso che copioso mi assale

muta di una brama che mi vince
con occhi praticanti di preghiere affilate
/ fra le mani una rincorsa nelle fiamme
a stemperare il gelo che di notte mi avvolge /
come un eterno lamento
che la mia croce alimenta

bisbiglia dal profondo il desiderio
con pezzi estinti di dolcezza cannibale

ed è un ripetersi nelle mie ossa
curve e mozze di corse frenate
come un dire che non ha verbi sulla lingua
come un morire che non ha vermi da sfamare
nell’intento devastato
di ciò che per anni il mio corpo è stato

© Runa