.messa al mondo.

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se avessi resistito
al sussurro della vampa del fuoco

se avessi avuto la facoltà di ignorarne il calore
il silenzio / sarei sopravvissuta
a quella calura che a picco sulla pelle
mi ha segnata il senso di cui sono fatta
da cui sono nata

se avessi avuto il giusto sentore
e avessi rischiato di schiudermi in quel tordo rumore
allora si che sarei riuscita a scivolarmi dentro
in un battito di ciglia sarei naufragata nella mia più audace solitudine
e mi sarei arresa sul filo del tempo
addormentandomi in sogno senza sofferenza
senza risveglio

se avessi resistito
sarei stata messa al mondo dalla vampa calda del fuoco
e non avrei avuto tempo ne furia per sentirmi in questa vita -incerta –

©Runa

.d o v e.

rapidheartmovement

d o v e porterò mai questa memoria mia /

dall’alto sipario di una vita grave avidamente si allontana
il rosso fluttuante del cuore
troppo spesso inadeguato all’adagio delle più dolci attese /

d o v e se non al cospetto delle derive /

dinanzi a tragitti murati vivi
come a placare il distacco sancito dal lutto o a cogliere disonestamente il meglio di una .me. non ancora scritto /

d o v e mi ritroverò cieca nuovamente /

dolente e incurabile oltre le previsioni
con più di una croce da appendere al cuore e con un petalo a serrarmi l’ombra concessa da quell’ultimo sole

©Runa
ph©RapidHeartMovement

-Scabra Assonanza-

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Sempre tesa nell’attesa –
filtrata nella smisurata attenzione come fossi luce
divenuta serra d’aria e poi
s_vestita di un linoleum che mi si posa addosso
come ombra im_perfetta e degna
di una dimora a corpo
che amabilmente impara a sanguinare / ad aspettare
la giusta incisa direzione senza corsia
senza esigere l’aria e la sua regola necessaria .

Sono tesa nell’attesa e nel suo disonesto silenzio .
Inciampo in parole disattente che ancora mi rosicchiano la lingua , lasciandone al cuore l’unica percezione indecifrata dalla voce / scabra assonanza di rumore che si espia dalla notte senza lasciarne vapore .

©Runa

#Omaggio_a_Jaya_Suberg

[ della mancanza e di tutto il resto ]

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tutto ha una forma d’accusa
una lega piegata sull’estensione caparbia
di un falò d’acciaio che acceca la notte
tutto si perde e si squama in diretta
con una visione castigata d’orgoglio
in una sciame di perdite che ne diviene poi fuoco

tutto è mancanza /

un rovescio di latte quotidiano
che si fa forza a piegarmi nel suo impulso
a colmarmi come ad attraversarmi
con un taglio netto che va da una gota all’altra /
senza frenare le risa sminuzzate da una corteccia di pelle
che mi castigano ancora
per il supporto dato al pianto

tutto / è quanto

©Runa

[ inedito 2014 ]

[ nasco.sta ]

silent

inizio daccapo /
con una croce rovesciata sul cuore
.un pugnale di fuoco che mi reclina la memoria
dal grembo e in fuori
come un cantico partoriente che mozza il sangue
e il suo fluire a foce

posso ricordarmi di essere nata in questa vita
.con possessione avvinghiarmi alla sua terra
e programmare la mia stessa dipartita
da un luogo che mi si apre sotto
e mi inghiotte
come fossero polsi aperti voraci d’aria

inizio dal punto in cui ho perso /
scricchiolando con ossa affrante verso
le spalle di un muro di carne
che non placa questa mia irragionevole voglia
di essere una chiesa profanata da Dio
di essere un Dio _nascosto alla morte

©Runa / inedito 2015

Il Pianto in Parti Uguali

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Continuo a sostituire il cuore con piccoli spazi che rammendo fra le mani e il polso
raccolti al collo per farmi sentire ancora quel brivido che di vita parla .
Mi divido in parti uguali su questa terra
e lo faccio attraverso la carne che mi ristora dal dolore
e dal tempo immemore di parole
come un fruscio di carta caduto sul corpo
a dirmi di scrivermi dentro quello che ancora alla voce non muore .
Avevo sperato di avere più aria nella bocca per poter dire
senza urlare / di quella paura che lenta mi affanna
e mi affama di un respiro che fa invidia alla notte
e a quella paura che lascia il segno sulle gote
frusciante di colare
che ammortizza il pianto e il suo elettrico vizio .
©Runa
24/06/2014

[ la maschera di cera ]

PH©Helmut Newton
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La tua visione mi racchiude in tante cose , in pose che mi accartocciano fino alla massima esposizione di ciò che sono , sopraffatta da una irragionevole combinazione di fiati sostenuti a fatica dalla fame e dalle caparbie agitazioni che il tuo corpo sotto di me riproduce .
Sono una carne tesa , un ripetersi d’ombra , una maschera di cera , una ruggine acerba .
Un’ animale preda illuminata dalla temperanza della tua mente capovolta , una melodia vorace ringhiante fra i denti che mastica ogni spigolo delle tue ossa , un canto dolorante per la mia razza fiera .
Dopo di te sono un detrito di pelle sopravvissuto , un inverno danneggiato dalle intemperie del gelo , spianato oltre le attese . Polvere che scarnifica lenta la fronte dirottando ogni memoria , ogni voglia silenziosa .
E poi resto immobile a guardati ferito e fiero , ignobile.
Sono come un veleno che disconosce il tuo sangue , una follia che si appresta a incedere fertile di ogni voce che ti spezza nel mio nome .
©Rosy Iuliucci

Omaggio di Parole dedicato dal #wordsocialforum ad #Helmut Newton

http://wordsocialforum.com/2015/05/14/prospettive-omaggio-di-parole-ad-helmut-newton/