.profezia.

[ il tempo ha salvato le parole e tutte le cose che avevo da dire sfregandosi le mani per l’obiettivo raggiunto/ ma io ho corso e sono andata lontana/ sono caduta facendo riverenza al dolore e mi sono rialzata prolificando ore ] TUTTI TORNANO – ANCHE IO

Sommersa dalle dune della notte.
Obliqua,
senza riverenza.
Batto i denti
contro l’abisso
che mi anticipa la caduta.
E frano,
senza ordine e profezia
rimettendo a posto il corpo,
spoglio l’inutile grembo.

©Runa

.un conflitto senza nome.

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C’è un conflitto sempre aperto
fra la voce che ne raccoglie condensa
e l’anima che con forza la trattiene a se .

È un continuo esporsi grafico .
Un dettagliato dolore che si oscura nelle sue preghiere più intime .

C’è una continua proiezione di luce
per questo mio lesionato amore
come una malattia che non trova guarigione .

©Runa

 

.l’Inappetenza delle memorie.

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legata ai margini di un’ inappetenza di parole
le contrasto come ad avere pioggia in faccia
e nel farne ricordo le lascio cadere
sugli zigomi segnati da un tempo che più non mi riconosce
/ forse non sono più io a fiatare contro questo vento
forse /
se fossi riuscita a ripararmi in tempo
non avrei il tordo rumore della notte discontinuo sul tetto delle mie memorie guaste
e gli occhi / i miei occhi cosi gronfi e rossi
non avrebbero quell’arpeggio lacrimante
che batte alla visione furiosa
di una me dimenticata
in un accadere che accellera senza venirmi incontro

©Runa

. i tried to .

ho provato a mantenere salve le mie ferite
ho provato a mantenerle salde sulla pelle infetta
mentre l’inverno del mio ultimo tempo
decimava la sequenza del mio essere

non sono più nell’ordine esatte le mie memorie
non sono più quella raccolta di azione che mi mostravano viva

ho provato a tenermi dentro il cuore
ho provato a piangerci sopra
ma mi sono accorta di avere la pelle tesa
e nera come un lenzuolo avvolto in una secca marina notturna

non ho più l’ areola scoperta
e non ho più il sorriso spaiato deciso dagli anni

©Runa

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I tried to keep saved my wounds
I tried to keep firm on infected skin
while the winter of my last time
He is decimating the sequence of my being

I am no longer exact order my memories
I am no longer that collection of action that showed me alive

I tried to keep me in your heart
I tried to cry over
but I realized that you have the skin taut
and black as a sheet wrapped in a dry marina night

I have not discovered the palm caresses
I no longer smile unpaired decided by years

[I have a torn feather flying against the wind
and that the shape of my pain I will report back more]

©Runa

.non chiedermi delle altre parole.

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non sempre riesco a riprendermi la forma che mi è stata data in questa vita .
non sempre riesco a riemergere dal pianto del mio stesso parto /
mi sento un mostro / liquido / ma senza sangue
come dovrebbe essere un mostro che , appunto , scopre la lama che lo taglia e lo rigetta in questa illusione tagliente che non ha del tutto torto a farmi sentire cosi , cattiva e disobbediente verso il suo stesso cuore , verso il suo stesso profilo , con gli occhi chiusi e la bocca aperta , pronta a dire , piuttosto che a farsi zittire .

sono un rigetto silenzioso [un grido afono]
una morte che non resiste agli inverni
e tu lo sapevi .
ma tu ancora ti emozioni ?
mi è stato chiesto .

bugiarda !
annoiata fin dal primo vagito
e non sempre riesco a riprendere lo strato delle cose e rivestirmi senza ritornare alle ossa .
non sempre riesco a rinnegare questa intensità scarna che mi proroga nell’ inattività vitale che mi è stata negata .
bugiarda !
a nient’altro mi aggrappo , a nient’altro , se non all’indecoroso groviglio di sensazioni che si ripetono sulla lingua .

non mi resta altro da fare che ingoiarla
eppure
vorrei avere altro tempo [ so per certo che ce n’è ]
vorrei avere parole nuove , buone [ ce ne sono ? ]
saprò ancora dire cosa ne è stato di questo mondo?
mi è stato chiesto ….

©Runa

.d o v e.

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d o v e porterò mai questa memoria mia /

dall’alto sipario di una vita grave avidamente si allontana
il rosso fluttuante del cuore
troppo spesso inadeguato all’adagio delle più dolci attese /

d o v e se non al cospetto delle derive /

dinanzi a tragitti murati vivi
come a placare il distacco sancito dal lutto o a cogliere disonestamente il meglio di una .me. non ancora scritto /

d o v e mi ritroverò cieca nuovamente /

dolente e incurabile oltre le previsioni
con più di una croce da appendere al cuore e con un petalo a serrarmi l’ombra concessa da quell’ultimo sole

©Runa
ph©RapidHeartMovement

_manco di fiato_

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manca fra gli spazi stretti del mio vivere .uno specchio
in cui affacciare nelle notti lontane il mio essere
e quell’irragionevole sensazione di vuoto che mi adorna
sospesa fra i pensieri dissonanti / come fosse carne
di una memoria che ormai è priva di colore
fra le sequenze assenti di un respiro mancante
che si ferma sul cuore


e manca fra gli spazi  ancora una volta / la luce del tempo
accartocciato sul mio petto come un inganno / a ridere e stridere
alla notte come nella vita
e al suo gioco / come al mio pianto


[ m a n c o d i f i a t o e s p i a t o ]
©Runa

_VULCANO_

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Acqua / Vento / e non più il freno della forma.
Stantia mi è ora la vita
con lacrima a goccia e respiro che è castigo
sul rovescio di un cammino
che scruta attento lo scatto della fuga
come una danza non fatta che a malapena si calza
smisurata d’assenza e di abbagli di fiato .

Cenere o Creta
a puntellare questo passaggio d’ere
senza parole effimere e crude
nell’ andare e tornare / come in un rovescio di polvere
che sfibra e sdruce tagli succhiati
da una violenza disumana o un orgoglio che inghiotte d’amore .

Non ho più argini sui fianchi
ma solo apnee notturne a caricarmi il ventre.
Non dimentico lo strato di terra che mi si sciogle addosso
negli orli della notte dove
ti cammino ancora addosso e di te prendo vita
lacerata ma mai dimenticata .

©Runa / inedito 2015

[.Presagio.]

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Si fa luce l’obliquo risveglio di questo mattino
acceso dal grigiore del suo ultimo inverno
come un lampo
che ferisce l’arto esteriore del mio corpo
con impietose vampate illuminate
dall’aria e dal suo impulso alla gioia
avvicinata e poi dimenticata .
È luce
prorompente e luminoso
questo presagio che mi lascia interrotta
senza vagito nel ritorno alla vita
senza affanno nel sonno innocente
come un catartico vivere perenne
che mi tuona nel cuore
ed io non so sentire
©Runa

.il mio corpo differente.

ph©Cristina Rizzi Guelfi
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il mio è un corpo differente
ed io mi perdo in esso
come fosse un meccanismo che si rimette a posto da solo
che sbaglia ancora di giorno nei suoi strati di pelle avanzata
senza tenere conto che di notte può essere
una piena trasparente / nutriente
a coppa sul tuo zigomo / sbieco

il mio è un corpo reclinato su muri artigliati di latte
bruciante del trapasso di un giorno restio all’altro
un tonfo siderale che avanza e si fa avanti da solo
su ossa esposte che non lasciano traccia
ma che stringono le mie alle tue
con parole precipitate tra gli spazi di freddo
che sopraggiungono a velo sulla schiuma del tuo [ non ] senso

©Rosaria Iuliucci

.sono senza testa.

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sono senza .testa. / sono senza .cuore.
sono un abbacinante luce che si contorce da sola
nella spasmodica ricerca di un buio che mi si posi addosso
.docile. / senza pretesa di carne .dentro.
e che mi faccia sua [ bruciante ] come petalo arso al sole
sono senza .pagina. / non sono mai stata .scritta.
sono un muro di carta privo d’edera
una foglia senza linfa
.selvatica. / senza saperne succhiare il peccato
come da questa vita [ che mi buca e mi butta via ]
©Runa / ph©Whitney Justesen

– a d o g n i o r a –

___(27)_by_EeksEye

non arrivo mai alla conclusione del giorno
non riempio mai completamente lo spazio della notte .
accade sempre – ad ogni ora –
ch’io continui a perdermi per poi ritrovarmi
come un vizio da cui non so scappare
una gabbia d’oro in cui non riesco a volare .

non arrivo mai a vedere il mio essere del tutto completo
non mi eseguo in ciò che indosso
e mi nego d’ogni colore dissociato all’anima .

è un continuo mescolarmi – un eterno assentarmi –
un tremore morbido che mi esce dal corpo
ed evapora da solo senza che io me ne accorga .
non arrivo mai alla mia conclusione
e non ho prudenza nelle altre parole .
sono e sarò una piega di questa pelle che non si spiega
un grembo aperto dall ‘eterno travaglio
un fiume violento che d’ acqua si stagna .
©Runa