.non era l’ultimo bacio.

catsvcv

[ s e a v e s s i p o t u t o ]

/ avrei chiuso quel bacio in un’onda d’aria , avrei dato al fiato il tremore leggero di un lago .
/ avrei chiesto al tempo di trattenere se stesso un attimo ancora [ q u i a c c a n t o ]
e gli avrei chiesto di lasciarsi addormentare [ d e n t r o ] sulle bocche di chi ci parlava accanto e ci raccontava senza sapere spingendoci nell’oltre di una vita non qualunque
ma schiusa in profilo di giunco che ci adornava inconsapevole nelle ore spettrali di un ultimo giorno [ a n d a t o ] ancora da aspettare e per sempre lasciarlo andare .
/ avrei chiuso quel bacio con una morsa salina [ c o m e f a i l m a r e d i n o t t e ]
lo avrei protetto dal vento gelido di quell’inverno inconsapevole
e lo avrei tenuto ancora per un po segreto / disteso sulla bocca come cosi nelle mani
[ e lo avrei protetto come fanno gli occhi grandi di una madre ]
/ avrei lambito con fame le sterpaglie del nostro nido
con quell’ultimo fiato lasciato dal cuore al nostro arrivo
ed allora avrei capito [ s e n z a n u l l a d a d i r e ]
che con quel bacio avrei lasciato per sempre le armi .
/ avrei zittito per sempre il cuore e mi sarei diretta verso nuova memoria .
con la punta della tua lingua mi sarei ridisegnata [ d i p i e t r a ]
e mi sarei spaiata nelle parole più assurde
[ quelle che si lasciano sul cuscino di un giardino siderale e sulle labbra
con le rotondità calde della notte ]

©Runa

[ clouters of ] .HOPE.

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Avverto appena sopra al collo
un ammanco di parole che un tempo rincorsi
fra le estremità della lingua
che disegna a spiovento il mento

A parlarmi da sola mi son fatta danno
A stringermi la gola mi son infuriata il cuore

Nel tacere di questo mio notturno insonne
depongo le uova di un seme folle
Un taglio netto nell’estremo delirio
che mi scopre il furore limandomi i denti

A darmi la croce sul petto ho pianto appena
A credere di avere una fede mi si è raschiato il ventre

E sull’impalpabile avvenire ci sono i miei occhi che gocciolano di pietà fra i solchi delle palpebre , uno stridio di carne a battere sull’iride sbendata che non mi chiede di aspettare e non mi sente urlare di quel pianto di sale asciutto che mi è solo tempo scosceso nel suo fruscio , fra le ciglia unte di luna che un tempo mi fu nera e nell’oggi ancora fonda .
Ho un fotogramma di vagiti davanti alla mia corsa , screziati silenzi di ossa che mi si aggrovigliano dentro senza forma , una piena imperfezione che mi scoperchia ogni negata emozione .

A farmi da goccia per quest’ ultimo fiato c’è
un sussurro imperfetto a distogliermi l’ossessione
Un grappolo di ingratitudine che si perde
nel mio opaco riflesso

 ©Runa