.un conflitto senza nome.

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C’è un conflitto sempre aperto
fra la voce che ne raccoglie condensa
e l’anima che con forza la trattiene a se .

È un continuo esporsi grafico .
Un dettagliato dolore che si oscura nelle sue preghiere più intime .

C’è una continua proiezione di luce
per questo mio lesionato amore
come una malattia che non trova guarigione .

©Runa

 

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.soul snow.

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di neve e carta sono fatta
di trama senza storia [ se non la mia ]
di voglia mai dissolta [ se non la tua ]
di corpo che inciampa distrattamente
in quella tenerezza che distorce l’accadere
nel mentre del filare la ragione
come pittrice mi eseguo
sbocciando folle in piccoli gesti
dimenticando poi il mio nome
ricoprendomi dunque di nuove lune

[il rumore più forte ha lo stesso silenzio di noi] ©Runa

.nuova luna.

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potrei cambiar tempo
e mutare d’essenza illuminata
nel percorso di luna
che sul mio corpo in fuga si cela
come un verbo amabile e desiderato
comprese le memorie legate
spogliate finemente
di un inizio che gela e salda
come solo il caso del tuo ritorno sa fare
ed il riso distratto del tuo vantarmi
sa dire

potrei mutare di tempo irriverente
e nel tornare al passato giacere
e plasmare il mio dolore
che ti fa scultore
della sua amata pietra
affine alla sembianza
come impronta di neve
etereo avverarsi d’illuso
che non sempre vota allo svolgersi
dell’esser poi di carne
o di quel che si è

©Runa

 

pubblicato su https://wordsocialforum.com/2017/11/28/giovani-prospettive-omaggio-di-parole-ad-emanuela-cau/

.nature of the inviting.

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questa è la mia natura
un sovrapposto di cose
come radici a forma d’acqua
in un corpo esteso che lento / vibra

questa è la mia natura
un filo d’erba addentato
nell’ora dell’ombra più accesa /
un sovrappensiero sul precipizio della ragione
un’idea che imperfetta vaga

questa è la mia natura
un muschio ardente che sopravvive alla memoria
un banco di follia che non tagli netta
se non con il limite del respiro sacro

©Runa

 

 

.l’Inappetenza delle memorie.

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legata ai margini di un’ inappetenza di parole
le contrasto come ad avere pioggia in faccia
e nel farne ricordo le lascio cadere
sugli zigomi segnati da un tempo che più non mi riconosce
/ forse non sono più io a fiatare contro questo vento
forse /
se fossi riuscita a ripararmi in tempo
non avrei il tordo rumore della notte discontinuo sul tetto delle mie memorie guaste
e gli occhi / i miei occhi cosi gronfi e rossi
non avrebbero quell’arpeggio lacrimante
che batte alla visione furiosa
di una me dimenticata
in un accadere che accellera senza venirmi incontro

©Runa

.dall’altra parte del freddo.

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dall’altra parte del freddo
e costantemente da sola
_perchè anche la più palese delle verità mi distanzia
come un veleno che si fa prima dolce
e poi postumo di un abbordo al silenzio

allora cosa accade dall’altra parte
mentre tutto il niente mi risale dentro
e a malapena lo avverto
_abile nel trattenermi in bocca
la friabile amarezza
di un assolo di pianto dilaniato
che mai trova fine se non nell’ultima via

è sempre dall’altra parte del freddo
che io sopravvivo
_perchè faccio della mia insesistenza
l’insistenza dal giusto distacco
come l’azzardo del vuoto che mi avvolge da lontano

 

©Runa

.non era l’ultimo bacio.

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[ s e a v e s s i p o t u t o ]

/ avrei chiuso quel bacio in un’onda d’aria , avrei dato al fiato il tremore leggero di un lago .
/ avrei chiesto al tempo di trattenere se stesso un attimo ancora [ q u i a c c a n t o ]
e gli avrei chiesto di lasciarsi addormentare [ d e n t r o ] sulle bocche di chi ci parlava accanto e ci raccontava senza sapere spingendoci nell’oltre di una vita non qualunque
ma schiusa in profilo di giunco che ci adornava inconsapevole nelle ore spettrali di un ultimo giorno [ a n d a t o ] ancora da aspettare e per sempre lasciarlo andare .
/ avrei chiuso quel bacio con una morsa salina [ c o m e f a i l m a r e d i n o t t e ]
lo avrei protetto dal vento gelido di quell’inverno inconsapevole
e lo avrei tenuto ancora per un po segreto / disteso sulla bocca come cosi nelle mani
[ e lo avrei protetto come fanno gli occhi grandi di una madre ]
/ avrei lambito con fame le sterpaglie del nostro nido
con quell’ultimo fiato lasciato dal cuore al nostro arrivo
ed allora avrei capito [ s e n z a n u l l a d a d i r e ]
che con quel bacio avrei lasciato per sempre le armi .
/ avrei zittito per sempre il cuore e mi sarei diretta verso nuova memoria .
con la punta della tua lingua mi sarei ridisegnata [ d i p i e t r a ]
e mi sarei spaiata nelle parole più assurde
[ quelle che si lasciano sul cuscino di un giardino siderale e sulle labbra
con le rotondità calde della notte ]

©Runa