[.Presagio.]

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Si fa luce l’obliquo risveglio di questo mattino
acceso dal grigiore del suo ultimo inverno
come un lampo
che ferisce l’arto esteriore del mio corpo
con impietose vampate illuminate
dall’aria e dal suo impulso alla gioia
avvicinata e poi dimenticata .
È luce
prorompente e luminoso
questo presagio che mi lascia interrotta
senza vagito nel ritorno alla vita
senza affanno nel sonno innocente
come un catartico vivere perenne
che mi tuona nel cuore
ed io non so sentire
©Runa

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Nero su Nero

ph©Rosangela Betti
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ho moltiplicato ogni parola /
le ho segnate di nero sul cuore
piegandole come la notte
nell’attimo prima che esploda
e si faccia incarnato buio
sul mio corpo convesso esposto
fra te e le costole scomposte

ho decimato ogni respiro / bianco
intriso di dis.gelo e anima smisurata
che con fotogrammi di luna dipartono altrove
fra scaglie di lingua inchiodate al costato
convulse come vermi
a flagellarmi poi dentro
di una memoria ormai fatta di legno
come un pugnale scarno che elude la vita

sono stata gravida di ogni tua forma /
un rifugio d’acqua per ogni tua radice
sono stata naufraga e mai r.accolta a riva
un bruco mai nato con ali già rotte
/ sono stata un grembo fertile
per il tuo delirio
e la mia ennesima morte /

©Rosaria Iuliucci

La Vita Sottile

ph©Francesca Dafne Vignaga

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Questo in fondo non è altro che un mondo solo , una sfera goliardica di terreni spezzati fra loro che non mi dona gravità , umanità , ne il contro senso di un disimpegno terrestre che mi spinge nell’altrove , migliore , o alquanto singolare , e fa in modo ch’io resti scalza con passi incerti verso quella penombra notturna che viola ogni singolare logica di luce , e mi si stringe dentro la nuda carne come un cavo elettrico necessario a darmi l’ultimo istinto , con un grido impulsivo , un ultimo respiro , per mutare dentro questi passaggi senza uscita di un oggi assente squamati di domani .
Questo , in fondo , non è altro che il mio mondo , inaccettato , in discesa , in continua stanchezza , con eterni chiarori smielati sulla faccia a svelarmi senza pianto .
Niente mi salva da questa natura . Resto attratta da finestre nere sul mio essere , gravida di un’ esistenza insistente che becca l’ultima illuminazione di un corridoio irrisolto senza uscita .
[ sono stanca di questa vita troppo sottile ]

©Rosaria Iuliucci

.il mio corpo differente.

ph©Cristina Rizzi Guelfi
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il mio è un corpo differente
ed io mi perdo in esso
come fosse un meccanismo che si rimette a posto da solo
che sbaglia ancora di giorno nei suoi strati di pelle avanzata
senza tenere conto che di notte può essere
una piena trasparente / nutriente
a coppa sul tuo zigomo / sbieco

il mio è un corpo reclinato su muri artigliati di latte
bruciante del trapasso di un giorno restio all’altro
un tonfo siderale che avanza e si fa avanti da solo
su ossa esposte che non lasciano traccia
ma che stringono le mie alle tue
con parole precipitate tra gli spazi di freddo
che sopraggiungono a velo sulla schiuma del tuo [ non ] senso

©Rosaria Iuliucci

Una Vita [ .cattiva.]

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E’ nel raccontarmi attraverso le cose perdute / o mai vissute / che il meglio di me si esprime , anche attraverso parole inusuali che la voce non o.sa dire , per non raggiungere quella soglia di timore che si stringe alla gola e mi rende muta . Muta di quella sensazione che prende forma / a volte / solo attraverso gli occhi , come fosse una forma di dolore abbagliante , o un cielo di stelle a pungermi l’orizzonte .
E’ solo nel mio guardarmi oltre che riscopro una forza che non sa sprofondare . Che non sa chinarmi dinanzi alla superbia di una vita pesante / troppo importante / priva di una sequenza familiare che non porta più la firma sulle mie rughe .
Dalla bocca inizio , e dal palato mi sazio.
Seppur cattiva so che la vita mi conduce nel luogo giusto.
Un luogo esatto / perfetto / opposto/ da dove poter agire con la purezza di un involucro nuovo , partorito dalla sola emozione che travaglia dal cuore .
Io scrivo , e mi tramuto in corsa attraverso un verbo che non si coniuga in solitudine .
Io scrivo / mi attraverso leggendomi / e con inchiostro chimico stampo l’essenzialità di questa pelle ancora una volta / per l’ultima volta.
©Runa