.d o v e.

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d o v e porterò mai questa memoria mia /

dall’alto sipario di una vita grave avidamente si allontana
il rosso fluttuante del cuore
troppo spesso inadeguato all’adagio delle più dolci attese /

d o v e se non al cospetto delle derive /

dinanzi a tragitti murati vivi
come a placare il distacco sancito dal lutto o a cogliere disonestamente il meglio di una .me. non ancora scritto /

d o v e mi ritroverò cieca nuovamente /

dolente e incurabile oltre le previsioni
con più di una croce da appendere al cuore e con un petalo a serrarmi l’ombra concessa da quell’ultimo sole

©Runa
ph©RapidHeartMovement

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[ della mancanza e di tutto il resto ]

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tutto ha una forma d’accusa
una lega piegata sull’estensione caparbia
di un falò d’acciaio che acceca la notte
tutto si perde e si squama in diretta
con una visione castigata d’orgoglio
in una sciame di perdite che ne diviene poi fuoco

tutto è mancanza /

un rovescio di latte quotidiano
che si fa forza a piegarmi nel suo impulso
a colmarmi come ad attraversarmi
con un taglio netto che va da una gota all’altra /
senza frenare le risa sminuzzate da una corteccia di pelle
che mi castigano ancora
per il supporto dato al pianto

tutto / è quanto

©Runa

[ inedito 2014 ]

_VULCANO_

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Acqua / Vento / e non più il freno della forma.
Stantia mi è ora la vita
con lacrima a goccia e respiro che è castigo
sul rovescio di un cammino
che scruta attento lo scatto della fuga
come una danza non fatta che a malapena si calza
smisurata d’assenza e di abbagli di fiato .

Cenere o Creta
a puntellare questo passaggio d’ere
senza parole effimere e crude
nell’ andare e tornare / come in un rovescio di polvere
che sfibra e sdruce tagli succhiati
da una violenza disumana o un orgoglio che inghiotte d’amore .

Non ho più argini sui fianchi
ma solo apnee notturne a caricarmi il ventre.
Non dimentico lo strato di terra che mi si sciogle addosso
negli orli della notte dove
ti cammino ancora addosso e di te prendo vita
lacerata ma mai dimenticata .

©Runa / inedito 2015

Mai Vinti

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A quanto pare nulla mi vince . Neanche questo mio cuore .
Fermo e silenzioso a battersi nel petto , nell’incessante incoraggiamento del sangue a pulsare di una vitalità che si raggrinza fra le crepe di un seno che fu di madre , un tempo , e di donna amante ancor prima , sotto il suo tormentato vento .
Fui nuda , seppi esserlo , e seppi tenere a bada il gelo arrampicandomi sulla sua pelle calda , e tremante più di una fiamma esposta al cielo aperto .
Si perchè noi non avemmo mai una casa in cui amarci .
Non avemmo mai un tetto sotto cui coprirci .
Non avemmo mai un letto dove piangere le nostre promesse .
Fummo cosi liberi , cosi pieni di peccato da farne coraggio e forza .
Fummo mimetizzati dalla rabbia e da tutto ciò a cui appartemenno negli anni , dolore compreso , amore compreso , e morte compresa .
Fummi nudi , sgargianti della sola nostra pelle abbracciata .
Fummo un solo pianto , un solo bacio , un solo giorno .
Fummo cosi spremuti da tutto cò che potrevamo essere che le nostre mancanze oggi ci riempiono , ancora di quel dolore , ancora di quella promessa , ancora di quella morte .
E a quanto pare nulla oggi ci vince . Neanche il nostro cuore .
Cosi dolorante , cosi mancante di forza , cosi silenzioso di notte .

©Runa

A Malapena il Destino

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Passeggio piano, nelle stanze del mio Io
lasciando impalpabili impronte
tracce sospese, di pensieri in divenire.
Di tanto in tanto appare il sole
come orma unta di un raggio che non tocca fondo
e rammenda i passi
senza spine inchiodati a terra

Predispone la sua trama la vita,
quei rivoli di luce, a schiarirmi lo sguardo
nel respiro di un buio che sempre sovrasto
sono come un oltraggio ai colori che seppi vedere
pesantemente appoggiati ad un corpo
che oggi si intarsia di sfumature bruciate
appannate e appoggiate su un vetro di mare

[ a malapena disturbo il destino / lo lascio annegare nelle infamie delle poche acque rimaste / in quei punti d’orizzonte in cui ancora i miei occhi sanno bagnarsi e indorarsi di un verbo salino che sale fra le ciglia e il pensiero / nell’attimo in cui in nell’oscuro di una percepita notte si arrampicano i pensieri e sbiadisce la memoria ]

AlchimiaDiAnime© NellAnimaMia /©  Runa

Una Vita [ .cattiva.]

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E’ nel raccontarmi attraverso le cose perdute / o mai vissute / che il meglio di me si esprime , anche attraverso parole inusuali che la voce non o.sa dire , per non raggiungere quella soglia di timore che si stringe alla gola e mi rende muta . Muta di quella sensazione che prende forma / a volte / solo attraverso gli occhi , come fosse una forma di dolore abbagliante , o un cielo di stelle a pungermi l’orizzonte .
E’ solo nel mio guardarmi oltre che riscopro una forza che non sa sprofondare . Che non sa chinarmi dinanzi alla superbia di una vita pesante / troppo importante / priva di una sequenza familiare che non porta più la firma sulle mie rughe .
Dalla bocca inizio , e dal palato mi sazio.
Seppur cattiva so che la vita mi conduce nel luogo giusto.
Un luogo esatto / perfetto / opposto/ da dove poter agire con la purezza di un involucro nuovo , partorito dalla sola emozione che travaglia dal cuore .
Io scrivo , e mi tramuto in corsa attraverso un verbo che non si coniuga in solitudine .
Io scrivo / mi attraverso leggendomi / e con inchiostro chimico stampo l’essenzialità di questa pelle ancora una volta / per l’ultima volta.
©Runa

[ clouters of ] .HOPE.

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Avverto appena sopra al collo
un ammanco di parole che un tempo rincorsi
fra le estremità della lingua
che disegna a spiovento il mento

A parlarmi da sola mi son fatta danno
A stringermi la gola mi son infuriata il cuore

Nel tacere di questo mio notturno insonne
depongo le uova di un seme folle
Un taglio netto nell’estremo delirio
che mi scopre il furore limandomi i denti

A darmi la croce sul petto ho pianto appena
A credere di avere una fede mi si è raschiato il ventre

E sull’impalpabile avvenire ci sono i miei occhi che gocciolano di pietà fra i solchi delle palpebre , uno stridio di carne a battere sull’iride sbendata che non mi chiede di aspettare e non mi sente urlare di quel pianto di sale asciutto che mi è solo tempo scosceso nel suo fruscio , fra le ciglia unte di luna che un tempo mi fu nera e nell’oggi ancora fonda .
Ho un fotogramma di vagiti davanti alla mia corsa , screziati silenzi di ossa che mi si aggrovigliano dentro senza forma , una piena imperfezione che mi scoperchia ogni negata emozione .

A farmi da goccia per quest’ ultimo fiato c’è
un sussurro imperfetto a distogliermi l’ossessione
Un grappolo di ingratitudine che si perde
nel mio opaco riflesso

 ©Runa