.la costanza della solitudine.

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è una costanza la solitudine che mi porto addosso
un’ombra fredda che si fonde nella frivolezza delle scelte
sconfinata e bruciante dell’assenza più cupa
mentre dentro si arrampica a morsi
l’alibi dell’attesa
strappata alla sola regola che mi lascia disarmata
/ un assolo di luce cerca di venire al mondo
nell’insistenza infinita della mia pelle fredda
sola in questo dolore postumo che non mi lascia scelta
se non rinunciare e mettere in salvo
quell’unico brivido che mi ricorda che posso ancora essere viva
di un’ultima vita raccolta in controluce

©Runa

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Stelle Sbagliate

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.aggrappando_mi a questo silenzio che annebbia la memoria
.cadendo nel fittizio essere di una notte abbagliata di stelle sbagliate
come senza respirare
e restare
a guardare tutto ciò che dalle mani cade

.aggrappando_mi a questo infinito solstizio di dis_incantevole avvenire
.sfuggendo_mi senza mai restare
                                                  cadendo ovunque
senza riuscire a tremare
.scandendo dunque il pensiero fino alle vette dell’io senza immaginare
essendo e non averne identità

©Runa

_VULCANO_

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Acqua / Vento / e non più il freno della forma.
Stantia mi è ora la vita
con lacrima a goccia e respiro che è castigo
sul rovescio di un cammino
che scruta attento lo scatto della fuga
come una danza non fatta che a malapena si calza
smisurata d’assenza e di abbagli di fiato .

Cenere o Creta
a puntellare questo passaggio d’ere
senza parole effimere e crude
nell’ andare e tornare / come in un rovescio di polvere
che sfibra e sdruce tagli succhiati
da una violenza disumana o un orgoglio che inghiotte d’amore .

Non ho più argini sui fianchi
ma solo apnee notturne a caricarmi il ventre.
Non dimentico lo strato di terra che mi si sciogle addosso
negli orli della notte dove
ti cammino ancora addosso e di te prendo vita
lacerata ma mai dimenticata .

©Runa / inedito 2015

[ la maschera di cera ]

PH©Helmut Newton
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La tua visione mi racchiude in tante cose , in pose che mi accartocciano fino alla massima esposizione di ciò che sono , sopraffatta da una irragionevole combinazione di fiati sostenuti a fatica dalla fame e dalle caparbie agitazioni che il tuo corpo sotto di me riproduce .
Sono una carne tesa , un ripetersi d’ombra , una maschera di cera , una ruggine acerba .
Un’ animale preda illuminata dalla temperanza della tua mente capovolta , una melodia vorace ringhiante fra i denti che mastica ogni spigolo delle tue ossa , un canto dolorante per la mia razza fiera .
Dopo di te sono un detrito di pelle sopravvissuto , un inverno danneggiato dalle intemperie del gelo , spianato oltre le attese . Polvere che scarnifica lenta la fronte dirottando ogni memoria , ogni voglia silenziosa .
E poi resto immobile a guardati ferito e fiero , ignobile.
Sono come un veleno che disconosce il tuo sangue , una follia che si appresta a incedere fertile di ogni voce che ti spezza nel mio nome .
©Rosy Iuliucci

Omaggio di Parole dedicato dal #wordsocialforum ad #Helmut Newton

http://wordsocialforum.com/2015/05/14/prospettive-omaggio-di-parole-ad-helmut-newton/